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Saab Global
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Vincere la battaglia del costo per abbattimento

8 min read

La minaccia rappresentata dai veicoli aerei senza pilota (UAV) si è trasformata da questione marginale a sfida di primaria importanza per le forze armate di tutto il mondo. Ciò risulta particolarmente evidente in Ucraina, dove i droni a basso costo vengono impiegati con efficacia contro le infrastrutture, le unità meccanizzate e i singoli soldati. 

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Il conflitto mette in luce non solo la portata della minaccia, ma anche l'urgente necessità di contromisure efficaci ed economicamente vantaggiose. In sostanza, si tratta di una sfida di carattere economico: La NATO non può permettersi di abbattere droni a basso costo utilizzando principalmente missili costosi o sistemi complessi. La questione fondamentale non riguarda solo l'efficacia tecnica, ma anche il rapporto costi-benefici sostenibili su larga scala. 

I sistemi di difesa aerea terrestre (GBAD) si basano su tre elementi fondamentali:

  • sensori – gli occhi dell'operazione, 
  • sistemi di comando e controllo (C2) – il cervello, 
  • e gli effettori – gli strumenti per neutralizzare le minacce. 

Sensori avanzati, come il Giraffe 1X di Saab, leader a livello mondiale, consentono già oggi il rilevamento e la classificazione precisi di bersagli di dimensioni molto ridotte. A seconda del tipo di bersaglio, della distanza e delle condizioni ambientali, il radar è in grado di rilevare oggetti con una sezione efficace radar inferiore a 0,01 metri quadrati. Tuttavia, i sensori sempre più sensibili generano anche enormi quantità di dati che devono essere analizzati in tempo reale.

I moderni sistemi C2, supportati da una potenza di elaborazione sempre maggiore e, sempre più spesso, dall'intelligenza artificiale, sono in grado di elaborare questi dati in frazioni di secondo. Tuttavia, nell’odierno teatro di guerra saturo di droni, l’efficacia dei sistemi di difesa contro i velivoli senza pilota (C-UAS) dipende meno da un unico sistema di comando e più da un ecosistema resiliente e interconnesso. 

Questo approccio in rete integra sensori, sistemi di fuoco, guerra elettronica e collaborazione uomo-macchina con un rapido feedback dalla prima linea. La rete deve essere in grado di sopportare il degrado, integrare rapidamente nuovi sensori ed effettori e supportare l'esecuzione decentralizzata. Sarà in vantaggio la parte che riuscirà a individuare, classificare, stabilire le priorità e intervenire più rapidamente – mantenendo al contempo un rapporto costi-benefici favorevole. La consapevolezza della situazione che ne deriva consente un processo decisionale rapido e favorisce la scelta dell'effettore più adeguato.

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"Soft kill" contro "hard kill" 

La scelta tra “soft kill” e “hard kill” è, in sostanza, una decisione di natura economica: attacchi elettronici ove possibile; armi da fuoco e squadre di tiro mobili ove opportuno; droni intercettori a basso costo per minacce su larga scala e missili di fascia alta riservati agli obiettivi più impegnativi. La capacità di abbinare l’effettore giusto alla minaccia giusta al costo giusto è ciò che determina se l’architettura C-UAS sia sostenibile su larga scala. Questa logica vale sia che i sistemi siano destinati a proteggere le infrastrutture civili in tempo di pace, sia che servano a difendere le truppe in prima linea dagli sciami di droni e si applica indipendentemente dal fatto che siano realizzati con componenti di tipo militare (MOTS) o commerciali (COTS).

L'esperienza dell'Ucraina dimostra che il settore dei sistemi C-UAS si sta trasformando in una sfida economica logorante. Mentre un drone può costare solo poche centinaia di euro, i sistemi difensivi avanzati possono costare milioni e spesso richiedono tempi di produzione lunghi.

Per affrontare questa sfida, Saab sta sviluppando “Nimbrix”, un missile “fire-and-forget” a basso costo progettato specificamente per le operazioni di contrasto ai droni. Con una gittata compresa tra i 2 e i 4 chilometri, il missile è dotato di un cercatore attivo e di una testata a esplosione aerea in grado di neutralizzare sciami di droni. Il sistema è progettato sia per funzionare in modo autonomo sia per essere integrato in architetture di difesa aerea più ampie.

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Nimbrix è un missile a basso costo del tipo “lancia e dimentica”, progettato per un contesto di minaccia sempre più caratterizzato dalla proliferazione degli UAS.

Innovazione in tempi stretti – e il ritmo dettato dall’Ucraina

La guerra con i droni si evolve a una velocità eccezionale, ma il ritmo con cui si sta svolgendo in Ucraina va ben oltre una semplice accelerazione. L’Ucraina non sta seguendo una versione accelerata del ciclo tradizionale, ma un ciclo fondamentalmente diverso. Il feedback dal campo, la tecnologia civile, le startup e la prototipazione rapida vengono condensati in poche settimane o addirittura in pochi giorni, mentre le tattiche offensive con i droni e le capacità ISR subiscono cambiamenti significativi ogni tre o quattro mesi. 

Per la NATO, questa rappresenta una sfida diretta: un processo di approvvigionamento convenzionale avrà difficoltà a stare al passo con un contesto di minaccia in cui sia i droni che i sistemi antidrone vengono aggiornati continuamente. I sistemi C-UAS devono quindi essere considerati come una capacità adattiva – incentrata su meccanismi di integrazione, collaudo, messa in servizio e sostituzione continui – piuttosto che come un programma rigido con un obiettivo finale ben definito.

Per stare al passo con questa evoluzione, Saab si affida a un ciclo continuo di feedback operativo tra utenti, sistemi implementati, team di ingegneri e partner industriali. Le conoscenze acquisite durante le esercitazioni, l’impiego operativo e in contesti di conflitto in cui vengono utilizzati i prodotti Saab vengono raccolte e rapidamente integrate nello sviluppo dei sistemi, negli aggiornamenti software, nelle attività di integrazione e nell’adattamento tattico. Questa capacità di accorciare il ciclo tra l’esperienza sul campo di battaglia e la risposta industriale sta diventando importante quanto la tecnologia stessa.

Un esempio degno di nota è il progetto “Loke”, sviluppato grazie alla collaborazione tra l’Aeronautica Militare svedese, l’Amministrazione svedese per il materiale della difesa (FMV), Saab e altri partner. In soli 84 giorni è stata sviluppata e messa in campo una soluzione C-UAS mobile e adattabile destinata alle unità da combattimento. 

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Il sistema modulare copre l'intera catena di abbattimento e combina il collaudato radar Giraffe 1X con una soluzione C2 leggera basata su SHORAD. Gli effettori, come ad esempio una piccola mitragliatrice montata su una stazione d’arma remota Trackfire, completano il progetto. Questi sistemi possono operare su piattaforme terrestri o su navi da guerra, come la Combat Boat 90 della Saab, e sono già stati impiegati e hanno dato prova della loro efficacia nel corso di una missione NATO in condizioni reali presso la base aerea di Malbork, in Polonia, tra aprile e settembre 2025.

Anziché seguire i tradizionali cicli di sviluppo pluriennali, il concetto si basava sul riutilizzo dei sistemi esistenti e sull’integrazione rapida di nuove funzioni e tecnologie: il risultato naturale del ruolo di Saab come integratore di sistemi piuttosto che come fornitore di piattaforme, avvalendosi di un’architettura aperta e indipendente dalla tecnologia che privilegia l’integrazione rispetto alla reinvenzione. Il risultato è una soluzione scalabile e adattabile, in grado di evolversi di pari passo con le minacce emergenti. Loke può inoltre rimanere operativo anche durante lo spostamento, garantendo una protezione continua durante il trasferimento.

Non esiste un sistema perfetto

Saab è già leader nel settore degli effettori “hard-kill” destinati a droni di grandi dimensioni e minacce aeree quali aerei ed elicotteri, grazie a sistemi come l’RBS 70 NG, che è guidato da laser con un sistema “man-in-the-loop” e quindi non soggetto a interferenze. Nell’ambito di un più ampio concetto di “System of Systems”, l’RBS 70 NG integra su un’unica piattaforma sia missili che capacità di sorveglianza, consentendo a diversi effettori di operare insieme all’interno di un’architettura unificata. La sua configurazione come unità mobile e di fuoco a distanza ne fa inoltre un componente fondamentale del sistema MSHORAD (Mobile Short-Range Air Defense), garantendo alle forze un notevole vantaggio tattico grazie alla rapidità di dispiegamento e alla flessibilità di posizionamento. 

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mshorad saab.com

Allo stesso tempo, le soluzioni di tipo “soft-kill”, quali le interferenze, le reti e i “droni cacciatori”, stanno assumendo un’importanza sempre maggiore. In collaborazione con le startup e i partner del settore, Saab continua a svolgere attività di ricerca sulle nuove tecnologie per contrastare le minacce attuali e future. Tuttavia, non esiste una “soluzione miracolosa”.

La moderna guerra con i droni richiede concetti di difesa a più livelli, basati su diversi sistemi adattati alle minacce regionali e alle esigenze operative. La logica dei costi a più livelli deve essere integrata in queste architetture sin dall’inizio: la giusta capacità, al giusto costo, contro la giusta minaccia. Una cooperazione più stretta all’interno della NATO sta assumendo un’importanza sempre maggiore, sebbene le priorità di sicurezza nazionale continuino a prevalere in molte strategie di difesa.

In definitiva, la lezione fondamentale che ci viene dall’Ucraina è chiara: Il C-UAS non è solo una questione di difesa tecnica. Si tratta di una corsa all’adattamento a livello di rete, economico e istituzionale. La sfida principale non è più solo la tecnologia, ma la velocità: velocità nell'innovazione, nell'integrazione, nell'interoperabilità, nella formazione e nell'adattamento tattico. Non esiste una risposta universale alla guerra con i droni, ma vi è l’urgente necessità di implementare fin da subito capacità C-UAS efficaci e scalabili.

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